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"Avere qualcosa di importante da dire e che sia utile a tutti o a molti. 

Sapere a chi si scrive. Raccogliere tutto quello che serve. Trovare una logica su cui ordinarlo. Eliminare ogni parola che non serve. Non porsi limiti di tempo"

don lorenzo milani

Il panorama che si vede dai Promessi Sposi

Sebbene vada in montagna da prima di aver imparato a parlare, puntualmente nello zaino dimentico qualcosa: a volte è la crema protettiva per il sole, altre il burrocacao (ricordo una traversata in ghiacciaio Cevedale-Palon de la Mare con le labbra in fiamme), sovente il k-way, raramente il cibo - ovviamente -, ancor più raramente il coltellino svizzero, mai un libro.

Ieri sono salito per una veloce e afosissima scarpinata sulla cima del Barro, là dove i Goti si erano incastellati, dove secondo le leggende si era rifugiato re Desiderio, mentre la figlia Ermengarda ripudiata da Carlo Magno si spegneva in monastero a Brescia, e Adelchi combatteva alle Chiuse di S. Michele, in Piemonte, per difendere la Langobardia, e dare a Manzoni lo spunto per una tragedia struggente.

Perciò sono salito in sua compagnia, per un'occhiata sfuggente a "quel ramo del lago di Como" che così bene ha descritto nei Promessi Sposi ben prima che fossero inventati elicotteri, droni, foto satellitari e Google Earth.

Chissà se anche lui da ragazzo era salito qui in cima. Da piccolo aveva di certo sgambettato là sotto, alla Cascina Costa di Galbiate, lasciato a balia da mamma Enrichetta presto involatasi a Parigi col suo "amico" Imbonati.


Dalla cima l'occhio si perde su Lecco, cercando di distinguere i rioni di Acquate e Olate, presunti paeselli di Renzo e Lucia, e la cosiddetta Rocca dell'Innominato, sopra Somasca (che poi non era lì, ma questa è un'altra storia), e le cime inuguali del Resegone, "coi molti suoi cocuzzoli in fila", e il nastro azzurro dell'Adda, che si perde sinuosa nella pianura. Perché l'Adda, per chi la ama e la conosce, è femmina, "modesta" e "guerriera" come la mia Lucia, dolce e incrollabile, vera eroina di un mondo dove "non resta che far torto o patirlo" - così canta Adelchi -, e delle due alternative piuttosto che la prima è più salvifica la seconda.

E io penso che anche i Promessi Sposi sono un po' un coltellino svizzero, multiuso, multifunzione, buoni per gettarsi a capofitto in pagine di avventura ma capaci anche di toni delicati, taglienti a volte, precisi sempre, inutili mai.

Mi sono portato la mia edizione più bella del romanzo, quella che ho allestito qualche anno fa per Teka Edizioni, con le mie schede a commento delle splendide tavole di Paolo Piffarerio e Claudio Nizzi (il disegnatore di Alan Ford e lo sceneggiatore di Tex, per gradire). Terzo io, con loro, a prestare la nostra voce al comune amico Manzoni, sperando di seguirne i passi senza perdere il sentiero.

Il panorama che si vede dall'alto dei Promessi Sposi è da togliere il fiato.


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