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"Avere qualcosa di importante da dire e che sia utile a tutti o a molti. 

Sapere a chi si scrive. Raccogliere tutto quello che serve. Trovare una logica su cui ordinarlo. Eliminare ogni parola che non serve. Non porsi limiti di tempo"

don lorenzo milani

PICCOLI PEZZETTI DI STORIA

Forse non farò cose importanti, ma la storia è fatta di piccoli gesti anonimi, forse domani morirò, magari prima di quel tedesco, ma tutte le cose che farò prima di morire e la mia morte stessa saranno pezzetti di storia, e tutti i pensieri che sto facendo adesso influiscono sulla mia storia di domani, sulla storia di domani del genere umano.

(Italo Calvino)

Quanta retorica consuma oggi una festa come quella del 25 aprile, rendendola divisiva, di parte, incattivendo gli animi di chi se ne sente il depositario, e la ostenta come un trofeo!

Trovo che ci sia spesso un modo persino violento di festeggiarla, e non mi piace.

Degli anni della resistenza partigiana, che fu violentissima ma non poteva fare a meno di esserlo, piuttosto, visto il tipo di nemico che aveva da combattere, io conservo i dubbi non ideologici, ma esistenziali, di uno scrittore inarrivabile come Italo Calvino, che anche dopo, negli anni che vennero, fu un intellettuale solo apparentemente disimpegnato. Se scelse di rimanere sugli alberi, staccato dal mondo come il suo barone rampante, non fu per codardia o per indifferenza tra l’una e l’altra posizione. Fu per conservare quella libertà che consente a uno scrittore di dire sempre, in modo preciso, persino tagliente, quello che pensa.

C’è chi libera col fucile, c’è chi libera con la penna. Chi con l’aiuto, chi con la preghiera, chi con la mitezza: chi può decidere quanto siano grandi gli sforzi di ciascuno?


Anche io mi dico sempre che prima o poi farò cose grandi, anche se finora non ho fatto grandi cose. Non sono ancora passato alla storia, ho vissuto giorni minuscoli fatti di piccoli gesti.

Ne ho pochi degni di memoria, eppure non ne dimentico nessuno: non ho combattuto guerre per liberare una nazione, sono stato partigiano delle mie idee, ho difeso le persone che amo da qualche piccola ingiustizia, ho dato una mano a chi chiedeva un piccolo aiuto, ho cercato di intuire, di arrivare prima che mi chiedessero soccorso, ho custodito segreti di persone grandi, ho partecipato a battaglie piccole in nome dei miei grandi ideali.

Avrei potuto fare di più? So che posso ancora cercare un’impresa che faccia parlare di me.

Posso ancora gridare invece che parlare sottovoce. Sono forse stato troppo ritirato, e minuscolo, ma ho spesso preferito la serenità alla ragione, ho cercato sempre di essere felice piuttosto che trionfante.

Ma sono stato libero: questo è il mio venticinque aprile di ogni giorno. E il mio modo di essere maiuscolo.




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