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"Avere qualcosa di importante da dire e che sia utile a tutti o a molti. 

Sapere a chi si scrive. Raccogliere tutto quello che serve. Trovare una logica su cui ordinarlo. Eliminare ogni parola che non serve. Non porsi limiti di tempo"

don lorenzo milani

Il profumo dei tigli


"Mi emoziono, sentendo passare di nuovo i motorini truccati e le autoradio veloci, e il profumo dei tigli mischiato a un altro più strano..."

Avevo 18 anni quando Luca Carboni cantava la sua Primavera. Quelle di quella primavera del '93 erano le settimane dei primi giri in auto, la mia piccola Peugeot 106 azzurra, che una volta le macchine avevano i colori veri, mentre adesso sono tutte bianche come le vasche da bagno o grigie antisporco, o nere, coi vetri pure neri da spacciatore o fedifrago in incognito.

Giravo col finestrino abbassato, perché il condizionatore non l'avevo, il braccio sinistro con lo Swatch di plastica fuori e la musica dell'autoradio che si mischiava alle scurengette dei cinquantini che a manetta facevano a gara per superarmi: che bella che era la vita!

Assomiglia ad allora questa nuova primavera del 2020, coi capelli sale e pepe che fanno molto Pierce Brosnan - dice chi mi vuol lusingare, ma intanto gli anni sono passati e indietro non si torna - con la Mercedes grigia, come i capelli, e il condizionatore quadrizona che non c'è bisogno di abbassare il finestrino. Anche perché se cacci fuori il braccio con l'Omega al polso capita che a un semaforo te lo ciulino. L'orologio, non il braccio.

Ma il profumo dei tigli è lo stesso, e penetra intenso e ubriacante sotto la mascherina che ho sul naso, e l'aria è corrusca di quella luce mai doma delle nuove partenze.


Davvero, dopo tanto silenzio, si risentono i rumori delle motociclette, e dei clacson, della vita (produttiva) che riparte. Sarò io sbagliato a rimpiangere un po' di quel silenzio, e accontentarmi del profumo dei tigli che respiro a pieni polmoni, almeno nel mio giardino, dove posso togliere la mascherina e riprendere in mano la chitarra: non ho più i calli sulle dita del '93 quando rincorrevo (senza successo) gli assoli di Mark Knopler e le corde mi tagliano i polpastrelli mentre mi tolgo di dosso la ruggine e ritrovo gli accordi e il ritmo buono di una nuova primavera.


"È primavera, e torna come allora una voce che dice: lascia ad altri i progetti troppo lunghi, arricchisci il tuo tempo e non cercare più del pane quotidiano. Lasciati andare alla vita e non disperarti mai".

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