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"Avere qualcosa di importante da dire e che sia utile a tutti o a molti. 

Sapere a chi si scrive. Raccogliere tutto quello che serve. Trovare una logica su cui ordinarlo. Eliminare ogni parola che non serve. Non porsi limiti di tempo"

don lorenzo milani

Fare commedia della "Commedia"

Cortocircuiti danteschi, tra brodi e pin up

Nell’aggiornamento periodico del mio cv dovrò inserire anche la dicitura “autista”, poiché due volte alla settimana – come ogni collega genitore, credo – impegno i miei pomeriggi accompagnando mio figlio grande agli allenamenti di pallanuoto. Gli sono grato perché, dovendo impegnare quell’ora e mezza in cui lui è in vasca, io ho incontrato gli scoiattoli grigi del Parco di Monza, letto infiniti libri nella cornice magica del roseto di Villa Reale, passeggiato a zonzo per il bellissimo centro di Monza.

Pioveva, ieri, e non era il caso di corricchiare al Parco.

Ma esco dal parcheggio della piscina e ti incontro un amico, stampato su un bel manifesto rosso. Il profilo del nasone è inconfondibile, il sorriso sardonico pure. Se Marcello è a Monza sotto le spoglie non tanto mentite del suo Dante, vado a trovarlo!

Dopo esserne stato un lettore appassionato, ho avuto l’onore di lavorarci insieme, fianco a fianco, per qualche nostra manzoneria di cui sono oltremodo fiero.

Alla Galleria Civica di via Camperio è aperta fino a domenica 16 la mostra “Con Dante nel Fumetto! Da Topolino a Geppo a Go Nagai”, con le danterie di Marcello Toninelli (ho già parlato della sua Divina commedia qui: https://www.merateonline.it/articolo.php?idd=106766&origine=1&t=LIBRI+CHE+RIMARRANNO%2F6%3A+la+divina+commedia+a+fumetti+di+Marcello+Toninelli) , di Gianni Isidori, di Jacovitti, di Paolo Piffarerio (anche con lui ho lavorato: che bello!), di Maurilio Manara, in arte Milo.

Ho gironzolato in silenzio nell’ampio spazio espositivo arricchito dai pannelli con le opere conservate al Museo del fumetto di Milano, cercando un fil rouge espositivo, una chiave di lettura che non fosse solo diacronica, una suggestione iconografica o filologica da portarmi a casa.

Confesso di aver sorriso tanto per alcuni cortocircuiti antifrastici che solo la crossmedialità tra terzine trecentesche e fumetto può dare.


A rischio di essere dissacrante ho tampinato le addette di sala, ridendo con loro, per l’accostamento bislacco di un paio di figurine del dado Liebig: “tutti piatti squisiti” recita quella con l’illustrazione del dramma cannibalistico del conte Ugolino, consumato nella torre della Muda! “Gli alleati della fedele massaia moderna” sono gli angeli cantanti attorno alla croce, mentre Dante è inginocchiato vicino alla sua Beatrrice.


E ho cercato scuse con me stesso per passare e ripassare di fronte alla Bice Portinari disegnata da Milo Manara per le pagine della “Storia d’Italia” di Enzo Biagi. “Tanto gentile e tanto onesta pare”, scrive Dante, ma pare anche tanto Claudia Cristiani del “Il gioco” o una delle pin up che hanno fatto ottenere a Manara il grande successo internazionale. È una Beatrice viva, volitiva, dall’incarnato non etereo e dalle labbra sensuali.



E ho ridacchiato della toscanità aggiunta a toscanità, della verve che gli illustratori, cogliendo esattamente quella vena prosaica e caustica del poeta, hanno aggiunto nelle loro tavole. Il Capaneo coprolalico e imprecatore di Marcello o il Dante di Cattivik che esclama “Maremma Cignala!” si guardano quasi dirimpetto, dalle pareti opposte della sala, e chissà quante altre ne tirano quando i visitatori sono usciti e le luci si sono spente.


La mostra chiude domenica: andateli a trovare.


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