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"Avere qualcosa di importante da dire e che sia utile a tutti o a molti. 

Sapere a chi si scrive. Raccogliere tutto quello che serve. Trovare una logica su cui ordinarlo. Eliminare ogni parola che non serve. Non porsi limiti di tempo"

don lorenzo milani

La Fantascuola: consigli agli esaminandi

Il piccolo Dickie Jordan ha compiuto dodici anni, e come tutti i suoi coetanei deve sottoporsi agli esami scolastici di rito.

Il signore e la signora Jordan ne sono angustiati, come forse lo sarebbe qualsiasi genitore. O forse un poco di più. E quando questo avviene, i ragazzi se ne accorgono.

«Quale esame?» chiese Dickie. La madre guardò l’orologio sul tavolo, «È solo una specie di test d’intelligenza che il governo fa fare a tutti i bambini all’età di dodici anni. Tu dovrai sostenerlo la prossima settimana. Non c’è nulla di cui preoccuparsi.» «Vuoi dire un test come quelli di scuola?» «Qualcosa del genere,» disse il padre alzandosi di scatto. «Vai a leggerti un giornalino, Dickie.»

È un ragazzino intelligente, Dickie Jordan, di quelli a modo, che leggono un sacco di libri, e fanno un sacco di domande, e si vestono in modo ordinato, e alzano la mano prima di parlare: perché non dovrebbe superarlo questo esame?

«Il signor Jordan?» Era una voce secca, dal tono sbrigativo, ufficiale. «Sì, dite pure.» «Qui è il Servizio Istruzione Popolare, Vostro figlio, Richard M. Jordan, ha completato l’esame governativo. Ci rincresce informarvi che il suo quoziente d’intelligenza è risultato di 13,8 punti superiore al normale, per cui abbiamo dovuto procedere a norma dell’articolo 8, comma 5, del Decreto Legge 11-6-93. La signora Jordan fece un urlo disperato, lacerante, perché le era bastato leggere l’espressione sulla faccia del marito. «Potreste specificare per telefono» proseguì la voce impassibile «se desiderate che il corpo sia inumato a cura del Governo, o se preferite una sepoltura privata? Il costo di una sepoltura governativa è di dieci dollari.»

Era un ragazzino intelligente Dickie Jordan, di quelli a modo, che leggeva un sacco di libri: per questo non ha superato l’esame.



L’autore di questo racconto ha molti nomi: all’anagrafe era Henry Schlosser (New York 1927 – 2002), ma usò come nom de plume anche O.H.Leslie, o Jay Street, o il più conosciuto Henry Slesar.

Figlio di genitori ebrei immigrati dall’Ucraina, collaborò con Hitchcock e lavorò a lungo come sceneggiatore televisivo e radiofonico. Examination Day ha il ritmo e la suspense propria dei radiodrammi, brevi e disarmanti (lo potete vedere per intero qui: https://www.youtube.com/watch?v=7V12tRrJ3Is). È del 1957, questo racconto, ambientato come molti degli scritti degli autori della cosiddetta sociological Science fiction in un futuro prossimo al loro tempo. Era il 1948 quando George Orwell scrisse il capolavoro della narrativa distopica che è 1984. Era il 1953 quando Ray Bradbury scriveva Fahreneit 451 (a proposito: lo sapete che uscì a puntate su “Playboy?”) e immaginava un futuro non troppo lontano in cui i pompieri di mestiere incendiavano i libri. Ed è già passato da un bel po’ quel 2015 che nel 1989, quando Robert Zemeckis realizzò la seconda parte di Ritorno al futuro, sembrava così lontano e futuribile, con hoverboard a levitazione e l’immondizia utilizzabile al posto del plutonio come combustibile per il reattore della DeLorean. Manca ancora un po’, invece, al 2540 (l’anno di Ford 632, secondo la datazione del Mondo Nuovo di Huxley, che è del ’32) quando potrebbe realizzarsi l’incubo eugenetico della produzione in serie di individui umani, replicati come il modello T di Ford, con la “T” eletta a nuova icona religiosa al posto della croce cristiana.

Non tutto di quanto preconizzavano gli autori di fantascienza si è – grazie al Grande Giove di Doc! – realizzato. Altro è sorto, inatteso forse e forse non meno straniante. Non abbiamo skateboard volanti ma non è che non ci sia un Grande Fratello, non stiamo facendo roghi di libri ma li leggiamo su tavolette elettroniche, non ci riproduciamo in provetta ma non per questo siamo meno xenofobi.


E la scuola del futuro è quella che stiamo vivendo, purtroppo, ogni giorno, dove i test sono standardizzati, dove la capacità è un insulto, il merito un difetto, l’insipienza va giustificata, l’indolenza va tollerata, la furbizia va apprezzata, la disconnessione va psicologizzata, l’ignoranza va capita, la scopiazzatura va contemplata come inevitabile, l’eccellenza va repressa come pericolosa.


Il racconto di Slesar è ambientato verosimilmente nel 1993, e negli anni Novanta le nostre scuole erano ben lungi da questa depravata stortura. Mi pare che però abbiamo recuperato molto in fretta il gap. Perciò, ragazzi che vi preparate a questa specie di esame che anche quest’anno vi verrà propinato, mi raccomando, state bassi. Understatement e ciondolare. Smozzicare qualche parola condita di “cioè”, “nel senso che”, “praticamente”, “io personalmente penso che” (perché si può anche pensare non personalmente) e impararsi a memoria le slide del PowerPoint. Anzi, meglio leggerle al momento, senza dar prova di sapere già quello che c’è scritto.

Non aggiungere considerazioni personali, non osare portare una bibliografia ragionata, non azzardarsi a consultare altre fonti che non siano wikipedia, se qualche insegnante dovesse proporre una pista di discussione interessante non raccogliere la provocazione, non infilarsi in sentieri impervi: è un tranello!


Ricordarsi dell’articolo 8, comma 5, del Decreto Legge 11-6-93 e tenere da conto i soldi: che un’inumazione costa pur sempre dieci dollari, e perder soldi a chi meno sa più spiace.

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