ALTA CUCINA, MUSICA E LETTERATURA

ALLE PRESE COI PROMESSI SPOSI

 

“GUSTARE” MANZONI: CHIC O KITSCH? – Non è difficile stilare un elenco dei verbi che, di quando in quando, vengono accostati ai Promessi sposi: “leggere”, “studiare”, “odiare” – ovviamente, direbbero generazioni di studenti costretti a sorbirsi il romanzo a scuola -, “analizzare” (sovente “banalizzare”), e via così. Alla lunga lista, oggi si aggiunga “gustare”.

Che sapore lascia in bocca la lettura di alcuni capitoli del romanzo? Di quelli ambientati a Monza, per esempio? È possibile tradurre in sensazioni olfattive e gustative la temperie di emozioni e angosce che ha turbato l’animo della sventurata Gertrude?

 

Non è la solita banalità dei “piatti manzoniani” (la polenta bigia di grano saraceno di Tonio, le polpette servite a Renzo all’osteria del paesello, e via dicendo): non cuciniamo le ricette presenti nel romanzo, tentiamo di far gustare il romanzo attraverso piatti che riescano a evocarne le suggestioni. Può essere o molto chic o molto kitsch, ma lo chef è di prim’ordine, l’allestimento scenico raffinato, e chi accompagnerà la cena non se la cava male con Manzoni… 

 

 

Vi son de' momenti in cui l'animo, particolarmente de' giovani, è disposto in maniera che ogni poco d'istanza basta a ottenerne ogni cosa che abbia un'apparenza di bene e di sacrifizio: come un fiore appena sbocciato, s'abbandona mollemente sul suo fragile stelo, pronto a concedere le sue fragranze alla prim'aria che gli aliti punto d'intorno. Questi momenti, che si dovrebbero dagli altri ammirare con timido rispetto, son quelli appunto che l'astuzia interessata spia attentamente, e coglie di volo, per legare una volontà che non si guarda.

(Promessi sposi, cap. X)

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