Stefano Motta, Amatevi come compagni di viaggio. I Promessi sposi e l'avvincente costruzione di un amorenota critica di mons. Franco Cecchin, Effatà Editrice, Cantalupa (TO), 2016, Euro 8,00

«Voi italiani, nella letteratura, avete un capolavoro sul fidanzamento ed è necessario che i ragazzi lo conoscano e lo leggano. In questo capolavoro si racconta la storia di due fidanzati che hanno subìto tanto dolore, hanno fatto una strada piena di tante difficoltà, fino ad arrivare infine al matrimonio. Non lasciate da parte questo capolavoro sul fidanzamento che la letteratura italiana ha offerto a voi»

(papa Francesco, udienza generale 27 maggio 2015)

Amati o bistrattati, avversati in quanto testo scolastico obbligatorio o strombazzati in musical che riempiono gli stadi e i teatri, i Promessi sposi fanno comunque e sempre parlare di sé. Così è – si dice – dei classici, che «hanno sempre qualcosa da dire», ma così è anche dei libri e delle opere d’arte tanto belle quanto irrisolte, e forse proprio per questo ancor più affascinanti. In questo senso i Promessi sposi sono ancora un’«opera aperta», chiedono in alcune pagine la complicità ermeneutica dei lettori, ai più avveduti strizzano l’occhio, a tutti pongono domande. Ai miei studenti suscitano ogni anno questa, a cui qualcuno dei più spigliati fortunatamente dà voce, perché così se ne può discutere. La riferirò edulcorandone magari il lessico: «Ma ’sti due, Renzo e Lucia dico, ma son matti? Ma non potevano andare a convivere e basta? E poi a cosa serve sposarsi? Potevan fare le loro cose e via». La risposta dell’insegnante che suggerisce di non decontestualizzare il romanzo, di calarlo nel tempo e nel luogo in cui la vicenda è ambientata (un borgo alle pendici dei monti lecchesi, nella Lombardia del XVII secolo dominata dagli Spagnoli) e nella biografia di chi l’ha creato (uno scrittore cattolico dell’Ottocento), non sempre soddisfa, e comunque finisce per giustificare la sensazione di un amore – quale amore poi? – polveroso, vecchio, bigotto. E allora ritorna la domanda dei miei allievi: ma questi due sono o non sono innamorati?

 

Parlando ai giovani fidanzati durante l’udienza generale in piazza San Pietro mercoledì 27 maggio 2015, papa Francesco citava proprio i Promessi sposi: «Andate avanti nel leggerlo», diceva, «e vedrete la bellezza e anche la sofferenza nella fedeltà dei fidanzati». Alle obiezioni smaliziate dei miei studenti, il papa rispondeva così: «Non c’è il matrimonio-express: l’amore tra un uomo e una donna per la vita è un cammino, che non si improvvisa; è un’alleanza artigianale [...] e la Chiesa, nella sua saggezza, custodisce la distinzione tra l’essere fidanzati e l’essere sposi: non è lo stesso!
 

Ecco allora che questo libro è pensato per le giovani coppie di fidanzati, perché – come dice papa Francesco – rileggendo in controluce la storia di Renzo e Lucia scoprano la fatica e la bellezza della maturazione di un amore (e magari troverà una sua collocazione anche nei corsi parrocchiali di preparazione al matrimonio cristiano); potrà piacere anche a chi è già sposato da un po’; è destinato ovviamente a chi ama Manzoni.
Direi che è destinato a chi ama, e basta.

«Stiamo attenti a non disprezzare a cuor leggero questo saggio insegnamento che si nutre anche dell’esperienza dell’amore coniugale felicemente vissuto. I simboli forti del corpo detengono le chiavi dell’anima e noi non possiamo trattare i legami della carne con leggerezza, senza aprire qualche durevole ferita nello spirito. Il fidanzamento è un percorso di vita che deve maturare: come la frutta! è una strada di maturazione nell’amore, passo a passo, senza bruciare le tappe, fino al momento del matrimonio».

(papa Francesco, ib.)

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